DIVENTARE GENITORI: PAURE, CAMBIAMENTI.

DIVENTARE GENITORI: PAURE, CAMBIAMENTI.

genQuando una coppia sceglie di allargare la famiglia e avere un bambino, in genere, è una decisione presa con entusiasmo, che alimenta gioia e serenità.
Quando il neonato arriva l’atmosfera elettrizzante persiste ma può accompagnarsi, a volte, alla presenza di sentimenti ambivalenti.
Che cosa di intende con questo termine?
In particolare per la donna, già durante la gravidanza, possono emergere sentimenti “negativi” verso il bambino o verso l’essere madre.
Si possono tradurre ad esempio in pensieri come “non sarò una buona mamma”, “e se piange molto cosa faccio?!”, “dovrò fare tutto da sola?!”, “non sono sicura di aver preso la decisione giusta”, “forse dovevamo aspettare ancora un po’”.
Sono pensieri e sentimenti che possono descrivere una sorta di “rifiuto” della gestazione stessa, del bebè in arrivo e della nascita della donna come madre.
Sono pensieri e sentimenti tipici, nel senso che molte mamme li hanno pensati e provati e sanno che passano una volta riassestato l’equilibrio della nuova famiglia che si è formata.
Allo stesso modo, anche il padre può provare le stesse sensazioni. Ci sono degli studi che affermano come un uomo realizzi maggiormente l’idea di essere diventato padre appena vede il suo bambino, al momento della nascita.
Non tutte le persone sono uguali, per cui ritengo non si possa fare un discorso valido per tutti. Ci sono anche molti papà che hanno una sensibilità acuta e sono molto in sintonia con la madre e con il bambino già durante l’attesa.
In ogni caso, da dove arrivano questi vissuti?
Dal passato del genitore. Il passato di ognuno ha sempre un’influenza di qualche tipo sul presente, sulle relazioni. Il diventare genitori è una trasformazione psichica che muove molti aspetti del passato, ovvero, a livello inconscio la regressione psichica permette ai genitori di sentirsi bambini, come lo erano un tempo, di identificarsi e mettersi nei panni dei propri genitori, per capire che tipo di genitori vogliono essere loro.
Insomma, una serie di movimenti, non proprio semplici, che giustificano il periodo sensibile e delicato che un uomo e una donna attraversano.
Per tali motivi, è molto importante che tra la coppia ci sia un equilibrio solido, già prima dell’arrivo di un bebè e siano risolti, in parte, i conflitti emotivi che il passato di ognuno porta nel presente nella relazione di coppia.
“Sei come mia madre!”: prendo la frase come esempio per dire di come le relazioni che una persona intrattiene nel passato con i propri genitori, si ripropongano similmente con il proprio partner nell’attuale.
Nello sconvolgimento dei ritmi legati all’arrivo del bebè, la parola chiave per sostenere l’equilibrio di una coppia è “capirsi “.
L’incomprensione e il non sentirsi capiti sono spesso alla base delle liti nelle coppie. Esprimono due cose differenti, ma strettamente interconnesse, poiché la prima sembra più affine alla concretezza, all’oggettivita’ (non c’è stata effettivamente comprensione), mentre la seconda ad un vissuto, ad un qualcosa di soggettivo (sento che non mi capisce).
Allora come allenare questa capacità presente in ognuno di noi?
Ci vuole una buona capacità autoriflessiva, ovvero l’essere consapevoli di come funzioniamo nelle relazioni con l’altro. La si puo’ allenare o sviluppare guardandoci da lontano, per poterci osservare e capire piu’ attentamente, nel meglio di noi ma anche nei nostri punti critici.
Ci vuole anche una buona empatia e “teoria della mente”, ovvero la capacità di comprendere che cosa succede nella mente dell’altro, intuendo i suoi pensieri e le sue emozioni. La si può allenare o sviluppare cercando di mettersi nei panni dell’altra persona, chiedendosi cosa pensa e prova in quella determinata situazione.
Questi piccoli allenamenti, a volte non semplici per qualcuno, possono salvare la coppia per quanto riguarda la questione del capirsi, soprattutto in un momento critico come il diventare genitori.

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