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Gravidanze difficili: quali possono essere alcuni aspetti psicologici.

“Questo bambino non vuole proprio arrivare!”: queste sono le parole di Iris, alla ricerca di una gravidanza da circa un anno, ad oggi alle prese con lo sconforto, la rabbia, l’impotenza legate a cio’. Ogni gravidanza è unica. A volte la cicogna arriva subito, altre volte si fa attendere. In questo secondo caso, una donna potrebbe scontrarsi con ansie e preoccupazioni profonde.
In primis, se un bimbo non arriva, una donna potrebbe pensare di non essere una buona madre, capace di dar vita ad una creatura e occuparsi di lei. Questa convinzione potrebbe radicarsi dentro le fantasie inconsce della mente e autoalimentarsi dell’assenza reale del bambino stesso.
Winnicott, illustre pediatra e psicoanalista, parla di una madre “sufficientemente buona” per il suo bambino, ovvero in grado di occuparsi di lui in modo sufficiente. Ma come fa una donna a soddisfare questo standard? Come si crea la stima di sé come madre?
Per rispondere a questa riflessione, dobbiamo fare un passo nella generazione precedente per passare da Iris alla sua mamma. Vi racconto la sua storia. Iris, che oggi ha 36 anni, tempo fa è stata una bambina. È stata accudita dai suoi genitori e, in particolare, dalla nascita e nella primissima infanzia, ha potuto godere delle cure della sua mamma in modo esclusivo. La sua mamma era sempre presente, forse troppo in alcuni momenti. Iris è cresciuta, passando da una tappa di sviluppo all’altra, senza troppe difficoltà, se non quella di sentirsi molto dipendente e, forse, ancora un po’ piccola. Ha sempre conservato dentro di sé una parte infantile molto accentuata. Anche da adulta, ad esempio, non ha mai goduto di una reale indipendenza né lavorativa né affettiva. Ha sempre sentito dentro di sé il forte bisogno di un altro accanto, di qualcuno che si prendesse cura di lei, che la amasse in modo esclusivo. Ripetendo, in tal modo, l’accudimento materno ricevuto. Ha avuto fortuna in questo, poiché ha trovato una persona che si incastrava perfettamente con queste sue esigenze. La difficoltà è arrivata al momento della decisione di diventare lei stessa madre. Intrappolata tra il desiderio di esserlo e la paura, inconscia, di diventarlo, ha dato vita ad un corto circuito emotivo interno, che ha bloccato la naturalezza della creazione. Mettersi nei panni di “madre”, assumere una nuova identità, più adulta, indipendente, affettivamente matura, si è scontrato con i suoi bisogni più infantili di figlia, con il desiderio inconscio di restare piccola, affettivamente dipendente dall’altro. Il prezzo da pagare per Iris era troppo, ovvero quello di perdere i privilegi dell’accudimento, per offrire lei stessa accudimento all’altro, al proprio bambino. Questo pensiero, che origina nella sua mente, ha bloccato il processo della gravidanza, nel suo corpo, per diverso tempo. Solo la consapevolezza di questo attrito interno di pensieri e vissuti ha fatto sì che si sbloccasse il nodo che si era creato.
Questo è solo un esempio di quelle che possono essere le ansie e le preoccupazioni di una futura mamma, influenti sul concepimento.

COME TROVARE IL PUNTO G

Signori e Signore: ecco a voi il punto G!

E che è potrebbe dire qualcun@?

Il magico punto G che si trova all’interno di tutte le donne e che, se accuratamente toccato, può provocare momenti di assoluto, sublime, piacere. Essendo un prolungamento della clitoride, magico organo adibito SOLO al piacere, non tutte provano lo stesso grado di piacere. Un pò come il sesso anale, alcune donne riescono ad avere persino un orgasmo, altre non amano troppo questa modalità di rapporto, non solo per via delle ristrettezze culturali con cui è stata, probabilmente, cresciuta.

Scopriamo di più..

Dove si trova?
Innanzitutto è bene ribadire che OGNI DONNA E’ DIVERSA. Per questo motivo è bene che ciascuna esplori, coi dovuti modi e con molta calma (l’attesa del piacere è esso stesso piacere, no?), la propria vagina, fino alla sua scoperta.
In linea di massima, se si inserisce un dito dentro la vagina, col palmo rivolto verso la clitoride, si trova più o meno a un terzo della profondità della vagina, a circa 4 centimetri. Attraverso un leggero sfregamento circolare e una leggera pressione, lo sentirete rigonfiarsi. È grande come il palmo del vostro dito e come prima sensazione, probabilmente, vi sembrerà di dover far pipì.

LO AVETE TROVATO! URRA’!!

Ricordatevi, però, che non è un bottoncino magico che basta schiacciarlo e si accende, un pò come la clitoride che non basta strapazzarla senza una logica per ottenere il magico mondo del piacere..

Ricordate che la lubrificazione è importantissima quindi, se fate fatica, usate un buon lubrificante e lasciate che il dito scivoli piacevolmente all’interno.

Se vi fate aiutare da un ,aschietto, ricordategli che deve toccarvi con la massima delicatezza e per fargli comprendere meglio, provate a dirgli che è il punto G è delicato molto più dei suoi testicoli. VI ASSICURO CHE CAPIRA’..
E se volete, successivamente, provate a stimolare contemporaneamente anche il clitoride, esperienza da provare!

Ultima cosa ma molto importante: SIAMO TUTTE NORMALI, clitoridee, vaginali, “Giali” anali e chi ne ha più ne metta.

Il sesso è un’esperienza appagante se fatta con LIBERTA’ e CONSAPEVOLEZZA.

AMATE VOI STESSE E IL VOSTRO CORPO MERAVIGLIOSO!

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C’ERA UNA VOLTA…UN RACCONTO EROTICO

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C’era una volta un racconto erotico…il tuo!
Ne avete mai letto uno?
Mai letto Lolita di Nabokov, Il delta di Venere di Nin, L’amante di Lady Chatterly di Lawrence?
E’ ora di cominciare allora!
Le vacanze estive possono essere un buon momento per darsi alla letteratura erotica.
E dopo aver lettu un racconto o un romanzo erotico, perchè non provare a scriverlo?
Si, a scriverlo! Perchè può essere un buon esercizio per stimolare il proprio desiderio o un gioco di coppia molto interessante.
Alcune semplici regole da ricordare:
– Non arrivare subito al dunque. Il racconto deve catturare l’attenzione, deve creare suspance e deve essere armonico, avere quindi un inizio, uno svolgimento e una fine. Lo svolgimento non è necessariamente legato all’amplesso. Usate i dettagli per scatenare la vostra fantasia.
– Lasciatevi andare ai vostri desideri più profondi, non abbiate tabù o timori, scrivete ciò che desiderate.
– Scrivete coi sensi…tutti.

Rileggete il vostro racconto o leggetelo insieme al vostro partner.
Come vi sentite? Che effetto fa?

Lina è una bugiarda che non può sopportare la sua vera faccia allo specchio. Ha un volto che dichiara la sensualità che le brilla negli occhi, una bocca avida, uno sguardo provocante. Ma invece di mettere in mostra il suo erotismo, ne prova vergogna. Lo soffoca. E tutto questo desiderio, questa libidine, girano dentro di lei rimestando un veleno di gelosia e invidia.
Anais Nin

CONOSCERE LA PROPRIA INTIMITA’: LONTANA DAGLI OCCHI…LONTANA DA CUORE..

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Se vi chiedessi di elencare su un foglio le vostre parti del corpo?
Moltissime donne si dimenticherebbero di inserire la propria vagina nell’elenco..
Perché?
I motivi sono diversi ma possiamo così sintetizzarli:
– la vagina è un tabù
– la vagina si usa solo durante l’igiene intima e i rapporti sessuali
– la vagina è lontana dall’occhio…lontana dal cuore…

Ma la vagina è una parte del corpo come le altre e, come tale, dobbiamo riappropriarci di lei, abbandonare vecchi schemi che ci impongono di non parlarne e di non prendercene cura come se fosse sbagliato o deplorevole farlo.
La vagina è come le nostre mani o i nostri piedi, è una parte di noi.
Impariamo a desensibilizzarci dai pensieri negativi sulla nostra vagina attraverso alcuni esercizi:

ESERCIZIO 1
Osservarsi allo specchio
Osservate la vostra intimità con consapevolezza e attenzione.
Ascoltate e accettate tutte le vostre emozioni e i pensieri che vi passano per la mente.
Non respingete nulla, anzi lasciate andare il vostro corpo all’esperienza.

ESERCIZIO 2
Disegnare la propria intimità
Prendete carta e matita e, dopo aver effettuato il primo esercizio, disegnate la vostra intimità o fate questo esercizio mentre vi osservate allo specchio.
Non dovete essere delle disegnatrici professioniste, dovete essere voi stesse.

ESERCIZIO 3
Sdraiatevi nude, prendetevi del tempo per questi esercizi e un luogo silenzioso e tranquillo.
Cominciate a respirare e poi, lentamente, cominciate ad accarezzarvi, a partire dai peli pubici, ascoltate le sensazioni tattili che emanano i peli. Spostatevi sulle grandi labbra, sentitene la morbidezza, poi sulla punta del clitoride, sfiorate il cappuccio che la riveste in modo da conoscere sempre più questa parte di voi.
Concentratevi sulle sensazioni fisiche, sui pensieri e sulle vostre emozioni.
Percorrete l’intera zona senza tralasciare nulla, ponete le mani sull’apertura vaginale notando come vi sembra e poi introducete un dito sentendo come è calda quella zona così interna.
Respirate profondamente e lentamente e ringraziatevi a fine esercizio.

Cosa avete provato?
Esponetevi quotidianamente a queste esperienze e il vostro corpo ringrazierà con la conoscenza.

Buona esplorazione!

CONOSCERE IL PROPRIO CORPO 1.0

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Prima di proseguire nel nostro percorso sulla sessualità è bene fermarci un attimo alla scoperta del NOSTRO corpo, non di quello personificato dai media o immaginato dalla nostra mente, il NOSTRO CORPO.
Com’è fatto?
Le prime emozioni negative da affrontare sono proprio quelle legate al nostro corpo. E di che cosa abbiamo bisogno per star bene con la nostra sessualità? Di conoscere e apprezzare il nostro corpo, quell’involucro fantastico che protegge il nostro mondo interiore.
E’ possibile che gli esercizi proposti, all’inizio, possano creare emozioni come l’imbarazzo o la vergogna o ansia e preoccupazione. Essendo l’obiettivo degli esercizi quello di creare una RELAZIONE con proprio corpo, tante più saranno le emozioni che proveremo, tanto più andremo in profondità nella relazione con noi stesse.
Pronte?

PRIMO ESERCIZIO: OSSERVIAMOCI
Trovate uno spazio tranquillo e silenzioso.
Preferite un luogo in cui non sarete disturbate, meglio se siete da sole in casa.
Spogliatevi con calma, ASCOLTANDO tutti i messaggi del corpo (inteso come corpo e mente).
Adesso mettetevi nude davanti allo specchio, fatelo in modo da potervi vedere completamente.
Osservatevi come se fosse la PRIMA VOLTA.
Annotate, a voce o per iscritto, tutte le sensazioni, emozioni e pensieri che sentite.
Scansionate il vostro corpo senza tralasciare nulla..
Finito l’esercizio (dedicate almeno 15 minuti), disegnate il vostro corpo su un foglio.
Non importa che sappiate disegnare bene.

Com’è andata?

E da oggi, ogni mercoledì, lo Studio Dharma, scriverà post legati al tema della sessualità.

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Vogliamo partire da elementi di anatomia e pian piano percorrere una strada di conoscenza sempre più approfondita.

Discuteremo anche dei principali disturbi sessuali, prima femminili e poi maschili, e proporremo anche qualche esercizio da sperimentare da soli o col proprio partner.
Vi chiediamo di darci dei suggerimenti e di dirci se è tutto chiaro.
BUONA LETTURA.

Oggi ci occupiamo dell’apparato sessuale femminile. Com’è fatto? Quanto lo conosciamo?
I genitali esterni appaiono solo parzialmente visibili, per questo motivo è bene assumere una posizione adeguata e dilatare adeguatamente le grandi labbra.
I peli pubici ricoprono il MONTE DI VENERE e le GRANDI LABBRA. Alcune donne hanno grandi labbra che ricoprono per intero le piccole labbra, altre donne invece hanno anche le PICCOLE LABBRA visibili.
LA COSA PIU’ IMPORTANTE E’ RICORDARE CHE CIASCUNA DONNA E’ UNICA!!
Il CLITORIDE, posto a circa due centimetri dall’apertura uretrale, viene stimolato durante il rapporto, anche dalle piccole labbra che a seguito dell’eccitazione, irrorate di sangue, si gonfiano.
In realtà dovremmo parlare di GLANDE DEL CLITORIDE in quanto la parte visibile è solo una piccolissima parte di una struttura anatomica molto più complessa e ampia.
A differenza di qualsiasi altro apparato umano, l’unica funzione del GLANDE DEL CLITORIDE è quella di procurare piacere. Non esiste al mondo altro organo.
Le piccole labbra circondano l’APERTURA VAGINALE. In una donna che non ha mai avuto una penetrazione, l’apertura vaginale è occlusa da una sottile membrana chiamata IMENE. A volte l’imene è talmente elastico che, anche se si hanno rapporti, non si lacera. La VAGINA ha la forma di un tubo di circa 10/11 cm. Alcune donne, anche se ancora gli studiosi sono in contrasto sull’argomento, a circa due terzi della parete vaginale, possiedono il PUNTO G, residuo embrionale della prostata maschile che, se stimolato, aumenta il piacere femminile.
Parte della vagina è rivestita da una potente muscolatura, il cui ruolo è fondamentale ma che può essere anche problematico nei casi di VAGINISMO.

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LE DISFUNZIONI SESSUALI FEMMINILI

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Cosa sono?
Come si originano?
La disfunzione sessuale femminile è un problema multisfaccettato, può avere origini biologiche, psicologiche e interpersonali.
L’incidenza è parecchio alta anche se gli studi sono molto variabili, si stima che vari tra il 20 e il 40 per cento della popolazione femminile.
Ecco le principali:

Disturbi del Desiderio Sessuale: Il desiderio sessuale può essere assente o basso, eccessivo o vi può essere un’avversione per il sesso. Se non ci sono cause mediche, le cause individuali del basso desiderio sessuale, possono essere dovute a convinzioni culturali molto restrittive e distorte, alla paura di perdere il controllo durante il sesso, alla paura della gravidanza, a patologie come l’ansia e la depressione, a esperienze passate negative, ecc.. Vi possono essere anche cause interpersonali, come la mancanza di attrazione verso il partner o le difficoltà sessuali di quest ultimo, i conflitti nella coppia, ecc. L’avversione per il sesso può essere associata anche ad attacchi di panico, ansia elevata e difficoltà nella modulazione delle emozioni. L’ipersessualità è l’opposto di quanto detto finora e di solito si associa ad altre problematiche più generali.

Disturbi dell’Eccitazione Sessuale e del Plateau: sono disturbi che possono verificarsi a due livelli: 1. con carenza nelle modificazioni fisiche soggettive (lubrificazione, vasocongestione) e 2. carenza nella componente soggettiva del piacere sessuale e di eccitamento (mancanza della sensazione psicologica del piacere.
Nei disturbi della fase del plateau, si riscontrano difficoltà nell’assecondare il processo di eccitazione, difficoltà nell’accogliere l’eccitazione, lasciare che si amplifichi, aumentarla volontariamente, ecc..

Disturbi dell’Orgasmo: se non ci sono condizioni mediche, questo disturbo si associa, spesso, a una forte paura di abbandonarsi all’altro e a una tendenza all’ipercontrollo. Esistono anche molte donne con una scarsa conoscenza del proprio corpo, sentimenti di colpa nei confronti della sessualità, concentrazione esclusiva sull’orgasmo piuttosto che sul piacere o l’intimità con il partner, ecc..

Disturbi da Dolore Sessuale: sono tre i disturbi da dolore sessuale:
1. dispareunia: dolore percepito durante il rapporto sessuale, non spiagabile solo da una causa medica. Molti casi di dispareunia sono di origine mista, medica (atrofia vaginale, endometriosi, infezioni vaginali, ecc..) e psicologica (ansia elevata, ipercontrollo, convinzioni culturali distorte, ecc..)
2. vaginismo: contrazioni involontarie dei muscoli vaginali che impedisce o rende molto difficoltosa la penetrazione. E’ di solito un problema psicologico e, salvo eccezioni, non medico.
3. vulvodinia o vestibolite vulvare: infiammazione dell’apertura vaginale. Possono essere presenti dolori anche in assenza di penetrazione, semplicemente stando sedute, che si presenza sottoforma di bruciore o sensazione di avere degli spilli che pungono.

Disturbi della fase di risoluzione: possono esserci dei disturbi anche alla fine del rapporto sessuale, per senso di colpa, ad esempio, vergogna (per essersi lasciate andare, ad esempio), rabbia (per non aver raggiunto l’orgasmo, ad esempio).

CHE COSA CI PIACE E CHE COSA NON CI PIACE DEL NOSTRO CORPO?

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Ancora esercizi alla scoperta del proprio corpo.
Settimana scorsa ci siamo spogliate e abbiamo osservato il nostro corpo allo specchio.
Questa settimana lo osserviamo ancora e cerchiamo di scoprire che cosa ci piace e cosa non ci piace di noi..
La settimana scorsa avete disegnato il vostro corpo, prendete il disegno e con due pennarelli colorati, cerchiate le parti che vi piacciono con un pennarello e con l’altro pennarello, quelle che non vi piacciono.
Poi rispondete ad alcune domande..
РPerch̩ vi piacciono/non vi piacciono le parti che avete cerchiato? Cosa vi ricordano?
– Come vi fanno sentire?
– Quali considerazioni vi vengono in mente mentre fate questo esercizio?
Alcune donne scoprono di avere alcune zone off limit, zone che non guardano mai o che cercano di nascondere.
Magari per un vecchio doloroso ricordo (ad esempio la cicatrice di un cesareo per alcune donne), o perché le ritengono parti troppo grosse/magre e quindi non seducenti agli occhi di se stesse e dell’altro.
Cosa possiamo fare?
Mettiamoci davanti allo specchio e ricominciamo ad osservarci come fosse la prima volta, massaggiamo (preferibilmente con una crema o olio) le parti che non ci piacciono e mentre lo facciamo diciamo a noi stesse parole amorevoli e appassionate, come fossimo le nostre amanti migliori.
Chi vuole condividere ciò che è accaduto?
Buon amorevole lavoro su di voi…

IL CORPO IN TUTTI I SUOI SENSI

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Nelle scorse settimane ci siamo occupate del nostro corpo.
Oggi approfondiamo la nostra conoscenza attraversi i 5 SENSI.

Per questo esercizio prendetevi parecchio tempo e cercate di non farvi disturbare da niente e da nessuno.

Ecco cosa occorre:
Per il tatto crema o olio corpo
Per il gusto un frutto succoso
Per la vista uno specchio
Per l’olfatto le vostre mani
Per l’udito un registratore e musica rilassante

Cominciamo col mettere una musica rilassante in sottofondo e cerchiamo una situazione in cui possiamo sentirci calme e rilassate, magari dentro una vasca da bagno o su un letto.
Prestiamo attenzione alla temperatura della stanza che non deve essere ne troppo calda ne troppo fredda.

Spogliamoci lentamente e cominciamo ad osservare il nostro corpo nudo come già fatto nell’esperienza precedente.
Poi accendiamo il registratore e mettiamolo molto vicino al nostro viso ma senza che intralci i nostri movimenti.
Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo i rumori del nostro corpo mentre lo sfioriamo con l’olio o la crema e ascoltiamo i nostri pensieri e le nostre emozioni mentre siamo coinvolte in questa meditazione sul corpo.
Sfioriamo ogni centimetro della nostra pelle, con calma e presenza.
Se affiorano emozioni forti respiriamo dentro a quell’emozione e salutiamola con un cenno del capo come faremmo vedendo una persona che conosciamo dall’altra parte di una strada. Proseguiamo con il nostro esercizio..
Lasciamo andare e venire i pensieri come foglie al vento…
Appena abbiamo finito di esplorare il nostro corpo, prendiamo in mano un frutto e cominciamo a sfiorarlo con le labbra, se vogliamo possiamo anche sfiorare parti del corpo. Non abbiate fretta di morderlo, osservatene il colore, la consistenza del suo involucro, cosa vi suscita.
Poi avviciniamolo alla bocca e apriamo le labbra come per morderlo, ma aspettiamo ancora e passiamo il frutto tra i denti. Ascoltiamo i pensieri che affiorano alla nostra mente, magari il desiderio di mangiare quel frutto o l’impazienza. Accogliamo ogni emozione. Non ci sono emozioni giuste o sbagliate.
Poi, con consapevolezza, mordiamo lentamente il frutto e lasciamo scorrere il succo sulla nostra pelle, non preoccupiamoci di pulirci, anzi sporchiamoci del succo di quel frutto e sentiamo cosa il nostro corpo ci dice.
Quando il frutto sarà finito usate le mani per sfiorare il vostro corpo, tutto, e poi annusate le vostre dita e ancora una volta ascoltate i vostri pensieri e le vostre emozioni.
Infine, stoppate il registratore e riascoltate la registrazione audio, sempre rimanendo nel momento presente.

Buona presenza

LA PRATICA DELLA CALMA

L’Autunno è la stagione dei grandi cambiamenti, ti devi preparare ad affrontare le difficoltà della stagione più dura dell’anno: l’inverno e per affrontarlo ci vuole coraggio, resistenza e tenacia.

L’autunno, se lo affronti adeguandoti ai ritmi della natura, ti darà la visione chiara e positiva tale da non farti temere il freddo e il buio dell’inverno. <img class=”aligncenter wp-image-1717 size-medium” src=”http://studiopsicologiadharma.it/wp-content/uploads/2015/11/autunno-foglia-rossa-caduta-300×225.jpg” alt=”autunno-foglia-rossa-caduta” width=”300″ height=”225″ />

Perché non aprirlo con un ritiro: un momento in cui ripulire l’armadio del cuore, liberare le proprie risorse e le proprie energie?
Può essere l’occasione che cercavi per prenderti cura di te!

Le regole del Ritiro

Ognuno porta qualcosa che potrà condividere con l’altro.
Il pasto sarà un momento di pratica e quindi si svolgerà in silenzio. Per questo mot<span class=”text_exposed_show”>ivo chi ha delle allergie o delle intolleranze non è obbligato ad assaggiare il cibo portato da qualcun’altro.</span>

Orari e Costi

Il ritiro inizia alle 10 e finisce alle 18.
Si richiede puntualità e abbigliamento comodo.

Il costo del ritiro è di 50 euro, con fattura sanitaria e quindi detraibile ai fini fiscali.

Il ritiro è improntato alla semplicità e alla calma.
Sarà una giornata di pratica silenziosa nella quale i cellulari saranno spenti. Avvertite quindi i vostri parenti/amici.
Regole fondamentali sono la riservatezza e la confidenzialità.
Portare un tappetino, un cuscino e una coperta leggera.

Modalità di iscrizione
Per iscriversi basta mandare una mail all’indirizzo:
info@studiopsicologiadharm<wbr />a.it
Attendere la conferma tramite mail ed effettuare il pagamento tramite bonifico bancario intestato a:

<span class=”text_exposed_show”><a href=”http://studiopsicologiadharma.it/wp-content/uploads/2015/11/autunno-foglia-rossa-caduta.jpg”>
</a>SIMONA ANTONELLA MUZZETTA
IBAN: IT40B055840179900000000580<wbr />6</span>

Termine massimo per l’iscrizione 10 Novembre 2015.

Studio di Psicologia e Psicoterapia Dharma Via Cesare Battisti 5 Sesto San Giovanni cell.320/4031862

Adolescenti e social network

adolescentiLa diffusione dei Social Network al giorno d’oggi è di vasta portata. Sono pochi gli adolescenti, e addirittura i bambini nonostante l’esistenza di una legge che lo vieti per proteggerli, che non usano e non sono interessati a FaceBook, Instagram e compagnia.

Alcuni dicono di non poterne fare a meno, di vivere un sentimento di esclusione anche solo all’idea di non avere un  profilo personale, di averne bisogno perché stare connessi permette loro di vivere le relazioni, di stare con gli altri, di parlare con gli amici, di non sentirsi esclusi.

Ed è proprio così: attualmente, sono degli strumenti di comunicazione e di relazione che permettono di stare in contatto con l’altro. Ad oggi, ha senso chiedersi cosa vuol dire “stare in relazione con l’altro”, ed è scontato affermare quanto sia cambiato il valore ed il significato della relazione.

Al di là di considerazioni di valore o di scelte, è fondamentale non dimenticare i rischi connessi all’uso dei Social, in particolare delle chat. Non tutti gli adolescenti ne sono al corrente e, in generale, vi è una scarsa consapevolezza a riguardo e addirittura un senso di incredulità.

Uno dei rischi è quello della dipendenza. Senza rendersi conto, i ragazzi trascorrono un’enorme quantità di tempo connessi in chat, chiacchierando con il migliore amico o conoscendo persone nuove. In chat è più facile: l’altro non si vede,  è più facile comunicare ciò che si pensa perché è come scriverlo a se stessi, vi è il potere totale di decidere quando come a chi comunicare, con l’onnipotenza di sentire di poter gestire le relazioni.

Ma tutto ciò è illusorio. È vero che l’altro non si vede, ma quando lo si incontra quasi mancano gli strumenti per comunicare con lui i pensieri, le emozioni, i vissuti. L’incontro con l’altro, nella realtà, concretizza il fatto che l’altro davvero c’è e quindi la comunicazione diventa relazione, ovvero l’ascoltare l’altro, il capirlo, dovergli restituire un commento, una riflessione e non si può scegliere di aspettare un’ora o il giorno dopo, ma la relazione avviene nel qui e ora. L’incontro con l’altro pone dei limiti all’onnipotenza di gestire in senso unidirezionale la relazione e la sola percezione visiva dell’altro mette nella posizione di dover fare i conti con lui, con le sue emozioni, con i suoi pensieri, con i suoi vissuti. Gli adolescenti, rispetto a questo, sembrano ad oggi vivere un senso di inesperienza, di incapacità.

E quando l’altro è uno sconosciuto? Il rischio più grande è quello di essere in balia di una relazione che non si conosce, quindi che difficilmente si può gestire e controllare. Spesso gli adolescenti cadono nella trappola di incontrare lo sconosciuto con il quale hanno chiacchierato in chat, quasi con la totale fiducia nell’altro, senza pensare alla possibilità che l’altro possa aver mentito sulla propria identità,  con l’illusione di conoscere le intenzioni dell’altro ed il senso di onnipotenza di poter gestire il passaggio da una relazione illusoria e virtuale ad una reale.

Allora, è fondamentale stare vicino agli adolescenti, metterli di fronte ai rischi che possono correre utilizzando senza consapevolezza questi strumenti, senza demonizzarli, perché hanno ragione quando dicono che sono utili e divertenti! Senza vietare o imporre, perché il divieto non fa altro che alimentare il senso di ribellione di un adolescente. Ma guidarli, in modo empatico, cercando di comprendere i loro bisogni, le loro difficoltà, il loro mondo: parlando con loro!

Coppia e individualità

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Le coppie nel corso della vita possono trovarsi a dover affrontare numerosi periodi di transizione e di cambiamento e spesso questo può far nascere dei dubbi sul rapporto generando una crisi di coppia e mettendo in discussione il rapporto. I problemi possono riguardare sia aspetti pratici e concreti relativi per esempio all’organizzazione familiare, ai ruoli dei partners sia difficoltà comunicative, cambiamenti individuali che hanno ripercussioni sulla coppia, difficoltà nell’ambito dell’intimità fisica e della sessualità.

In alcune circostanze i partners si trovano a domandarsi come conciliare la propria spinta al benessere individuale e alla soddisfazione personale con le esigenze espresse dal partner e i bisogni relativi ad una rapporto di coppia. Sempre più spesso ci si chiede quanto sia giusto “sacrificare” i propri bisogni individuali per salvaguardare il benessere del rapporto di coppia o per “compiacere” il proprio partner.

Anche la società attuale può suggerire l’idea che i compromessi o le scelte congiunte vadano ad indebolire il benessere del singolo individuo. Questi pensieri e queste preoccupazioni spesso generano problemi all’interno di un rapporto di coppia perché mettono in atto meccanismi che da un lato vengono vissuti come egoisti e dall’altro invece non ci si sente capiti dal partner nell’espressione dei propri bisogni personali.

In queste situazioni un percorso di psicoterapia di coppia può essere d’aiuto per supportare i membri della coppia ad esprimere le esigenze individuali connettendole con quelle relazionali, facendo sì che le scelte vengano prese in modo condiviso e siano vissute quindi con comprensione e consapevolezza.

Bambini arrabbiati e iperattività

Al nostro Studio di Psicologia Dharma arrivano frequentemente richieste di genitori e insegnanti preoccupati per i loro bambini e alunni.

Ciò che spesso descrivono è la presenza di comportamenti difficili da gestire e chiedono aiuto a riguardo.

Ma come possiamo definire questi “comportamenti difficili?”

Fermo restando che ogni bambino ha la sua personale modalità di comportamento e di relazione, in generale, possiamo affermare come questi bambini siano sempre molto agitati, nervosi, arrabbiati. Questa eccitazione motoria ed emotiva li porta ad avere difficoltà nella concentrazione, per esempio nei compiti scolastici e nelle attività quotidiane, piuttosto che una perenne disattenzione.

Sono bambini che hanno bisogno di intervenire verbalmente, intromettersi nelle conversazioni, non sono capaci di rispettare il proprio turno nelle relazioni e catalizzano tutta l’attenzione dell’adulto di riferimento. Spesso si riscontrano anche diverse difficoltà legate alla socializzazione, poiché la loro iperattività ed impulsivita’ può a volte sfociare in rabbia ed essere letta e percepita come aggressività. Pertanto, l’esclusione sociale che questi bambini vivono può complicare il quadro e il loro benessere.

Genitori ed insegnanti possono rivolgersi al nostro Studio per comprendere prima di tutto la situazione e capire se siamo di fronte ad un bambino che presenta una difficoltà di questo tipo oppure se i suoi atteggiamenti siano semplicemente una reazione a qualche particolare causa scatenante o ad un momento particolarmente difficile, come può essere ad esempio la separazione dei due genitori o un lutto.

Una volta capito insieme ciò che provoca gli atteggiamenti descritti è possibile impostare una vera e propria presa in carico. Spesso questi bambini necessitano di un percorso di psicoterapia che li aiuti a comprendere la causa del loro malessere, che ne provoca i sintomi, e li aiuti a modificare i comportamenti che non gli permettono di stare bene e, nello stesso tempo, risolvere il conflitto che li causa.

Parallelamente, è indispensabile fornire aiuto anche ai genitori, che si trovano spesso imbrigliati nel problema e raccontano di non sapere come fare a gestire la situazione.

Così, viene fornito loro uno spazio di terapia dove potersi raccontare nelle loro difficoltà come genitori, trovare delle soluzioni pratiche per gestire il problema e mettersi in gioco con il terapeuta rispetto ai loro conflitti che possono o meno essere concausa del comportamento difficile del bambino.

Anche gli insegnanti possono accedere allo Studio.

Le richieste che vengono fatte vanno nella direzione di un sostegno nella gestione del comportamento in classe, con gli altri o nella costruzione di interventi specifici da effettuare con il gruppo classe.

Psicoterapia dell’adulto

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Lo Studio di Psicologia Dharma offre la possibilità di intraprendere un viaggio all’interno del complesso e sfaccettato mondo dell’Uomo.

Attraverso la Relazione Terapeutica che si gioca in uno spazio fisico (setting) e mentale , accogliente e protetto, la Persona può sentirsi accolta nella sua unicità e nella sua sofferenza. La sofferenza può essere vista come parte di un proprio vissuto, ce ne si può riappropriare come qualcosa che non è slegata da sé e, al tempo stesso, ci si può riconoscere come Attori principali sia dei vissuti che hanno caratterizzato il passato, sia di quelli che è possibile pensare e poi intraprendere attraverso l’aiuto Terapeutico. Vengono prese in considerazione le Situazioni Relazionali nelle quali si sono manifestati i sintomi o il malessere.

La Persona può quindi intraprendere un viaggio lungo il suo Passato, rielaborare e rivedere alcuni vissuti che hanno segnato la sua crescita e il suo sviluppo psico-socio-affettivo. Può altresì cominciare a vivere il suo Presente e a guardare al suo Futuro come qualcosa da costruire e non solo di cui avere il timore. Il terapeuta si pone come base sicura nel quale l’Adulto può sperimentarsi, offre ascolto e supporto, disponibilità emotiva ed empatia. Mette le basi per la costruzione dell’Autonomia e della Realizzazione Personale. Dopo aver svolto dei colloqui preliminari, mirati all’Analisi della Richiesta della Persona, lo Studio di Psicologia Dharma, proporrà un Percorso di Psicoterapia.

Il Sintomo, quando questo è presente in maniera precisa, è molto più spesso vissuto come un Malessere Generale a cui non si riesce a dare un nome. La Psicoterapia dell’Adulto mira a valorizzare le specificità della Persona per poterle utilizzare come Risorse. I motivi per cui si sceglie di intraprendere un Percorso di Psicoterapia sono tanti, eccone alcuni:

Disturbi d’Ansia
Depressione
Problematiche Relazionali e/o Familiari
Disturbi della Sfera Sessuale
Disturbi Alimentari
Disturbi Psicosomatici
Esperienze Traumatiche
Dipendenze

Prova a contattarci, cercheremo di darti tutte le informazioni e il supporto possibile.

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